Nuovo modello di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati

Il Veneto sperimenta un nuovo modello di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati: la Regione, su proposta dell’assessore al sociale Manuela Lanzarin e d’intesa con i Comuni capoluogo e il Garante dei diritti alla persona, affianca alle comunità d’accoglienza per minori anche la possibilità dei gruppi-appartamento, in semi-autogestione. “Una risposta diversa rispetto alla tradizionale comunità per minori – spiega l’assessore Lanzarin – dettata dalla necessità di fronteggiare una realtà in continuo divenire, legata ai nuovi flussi migratori, e di rispettare e tutelare le diverse esigenze dei minori stranieri: sono adolescenti tra i 16 e i 17 anni, dotati di uno spiccato senso dell’autonomia, spesso più maturi della loro età, con un vissuto personale e familiare del tutto diverso da quello dei minori italiani accolti in comunità. Per questo abbiamo deciso di sperimentare un nuovo modello di accoglienza che acconsentirà di accompagnare gli adolescenti stranieri in un modo più adeguato alle loro esigenze e con costi inferiori per i Comuni”.

Ad aprile 2015 in Veneto risultavano 176 minori stranieri non accompagnati, accolti in 23 comunità o strutture protette; quasi tutti erano ultraquindicenni (l’82% tra i 16 e i 17 anni, con netta prevalenza dei 17enni) e in larga prevalenza di sesso maschile. Il modello sperimentale approvato ora dalla Regione, e proposto a Comuni e comunità alloggio, prevede che i minori stranieri non accompagnati siano accolti nelle comunità alloggio al massimo per 60 giorni, dove verranno seguiti da una equipe multidisciplinare che ne valuterà caratteristiche, problemi e potenzialità. Dopo tale periodo i ragazzi dotati di buona autonomia gestionale saranno accolti in appartamenti, a piccoli gruppi (al massimo di 6), secondo un progetto educativo che vede la presenza due ore al giorno di educatori e mediatori culturali e la costante presenza notturna di un responsabile. I ragazzi saranno inoltre impegnati in attività diurne di istruzione, formazione e lavoro, presso strutture e centri specializzati.

La sperimentazione durerà un anno, al termine del quale si valuteranno i risultati. “Abbiamo raccolto segnalazioni ed esperienze di molti enti locali – commenta l’assessore – e crediamo che la proposta dei gruppi-appartamento possa rappresentare un modello innovativo adeguato alle esigenze di questa nuova categoria di minori, in continuo aumento, più sostenibile per i bilanci degli enti locali e rispettoso delle caratteristiche delle comunità alloggio, pensate per accogliere e accompagnare bambini di età inferiore, con altri tipo di problematiche e di fragilità. L’obiettivo è quello di non farci trovare impreparati di fronte ad un fenomeno in costante aumento: a fine 2014 in Italia i minori stranieri non accompagnati risultavano essere oltre 10 mila e nei primi quattro mesi del 2015 il loro numero è aumentato di altre 2 mila unità. Spesso di loro perdiamo le tracce, se non potenziamo e differenziamo le possibilità di accoglienza”.


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