Depuis le 1er septembre, le Conseil général de la Seine-Saint-Denis refuse d’accueillir les mineurs isolés étrangers (MIE), des enfants sans représentants légaux sur le territoire habituellement pris en charge par les services départementaux. En prenant cette décision, Claude Bartolone a mis en lumière une problématique aux enjeux complexes et divers.

Claude Bartolone, le 17 janvier 2011(LUDOVIC-POOL/SIPA)
Claude Bartolone, le 17 janvier 2011(LUDOVIC-POOL/SIPA)

Ce phénomène n’est pourtant pas nouveau : France terre d’asile y est confronté depuis la fin des années 1990. Ce qui nous a amené à formuler des propositions aux échelons local et national, mais aussi auprès des institutions de l’Union européenne et des Nations unies.

Fort de cette expérience unique et au-delà de toute instrumentalisation politique, une tentation naturelle dès lors que sont en jeu des sujets aussi sensibles que l’immigration et les finances publiques, nous tenons à rappeler l’impératif de protection qui devrait constituer le cœur des débats en ce domaine.

Certes, les interrogations tenant au financement de l’accueil de ce public ne doivent pas être négligées. En plus de dix ans, de nombreuses pistes de réflexion ont été soulevées. À ce jour, les propositions les plus innovantes autour d’un redéploiement cohérent des compétences et des moyens retenus par le préfet Bertrand Landrieu en 2003, ou encore la sénatrice Isabelle Debré en 2010, sont pourtant restées lettre morte.

Mais la répartition budgétaire et le partage des compétences ne doivent pas occulter l’impératif prioritaire auquel est tenu l’État français : protéger les droits de l’enfant et plus largement veiller au respect des droits fondamentaux des personnes. Afin de respecter ces engagements, qui découlent en particulier de la Convention internationale des droits de l’enfant, la situation des mineurs isolés étrangers doit être améliorée sur de nombreux aspects juridiques et sociaux.

Le château de Taverny (95) transformé par la Croix-Rouge en 2003 en centre d'accueil pour les mineurs isolés arrivés à l'aéroport de Roissy, février 2007 (POUZET/SIPA)
 Centre d'accueil pour les mineurs isolés arrivés à l'aéroport de Roissy, Taverny (95), février 2007 (POUZET/SIPA)

1. En premier lieu, ils ne doivent pas être soumis comme les autres migrants aux restrictions imposées par les politiques migratoires. Le refoulement à la frontière et la détention ne doivent en aucun cas leur être applicables. Enfin, tout éloignement du territoire doit prendre en considération l’intérêt supérieur de l’enfant, qui implique la prise en compte de sa volonté. De plus, les mineurs ayant subi des persécutions dans leur pays d’origine doivent pouvoir bénéficier d’une procédure d’asile adaptée.

2. Concernant la reconnaissance de la minorité, il est indispensable de définir un protocole pluridisciplinaire de détermination de l’âge permettant d’abandonner l’évaluation purement médicale, justement critiquée en raison de son imprécision. La minorité devrait entraîner la désignation sans délai d’un représentant légal unique, formé spécifiquement à cette problématique.

Tout doit également être mis en œuvre pour permettre l’intégration des mineurs isolés étrangers présents sur le territoire. À ce titre, ils doivent bénéficier d’un droit inconditionnel à la scolarité, de programmes de formation professionnelle et d’un accès aux soins. Enfin, il convient de désigner un interlocuteur unique à l’échelle nationale et, à cet égard, on ne peut que regretter la disparition du défenseur des enfants en tant qu’institution.



La protection de ces jeunes gens n’est pas seulement un impératif juridique. Il représente une obligation éthique et un enjeu d’avenir que le gouvernement de la France ne saurait sacrifier à des préoccupations idéologiques et à un arbitrage budgétaire.
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Protection des mineurs isolés étrangers : un enjeu d'avenir

Depuis le 1 er  septembre, le Conseil général de la Seine-Saint-Denis refuse d’accueillir les mineurs isolés étrangers  (MIE), des enfants ...
Le politiche per l’immigrazione messe in atto dall’Unione europea e dall’Italia “preoccupano profondamente” Amnesty International. In particolare, il memorandum firmato dall’Italia con il Cnt per un’assistenza reciproca e per la cooperazione nella ‘lotta alla migrazione illegale’, incluso il ‘rimpatrio di migranti illegali’ sul fronte libico, “solleva profondi timori che i diritti umani di migranti e rifugiati vengano ancora una volta sacrificati dalle politiche europee verso la Libia”.
L’allarme arriva da Amnesty International che nel rapporto “La battaglia per la Libia: uccisioni, sparizioni e torture”, denuncia le violazioni dei diritti umani durante il conflitto libico, non trascura gli effetti della guerra sull’immigrazione. Secondo l’organizzazione internazionale, l’Italia e l’Unione europea “pur avendo ricevuto in questi mesi soltanto il 2 per cento dei richiedenti asilo, rifugiati e migranti fuggiti dalla Libia, non hanno esitato a parlare di un ‘afflusso di massa, causato dall’instabilita’ nell’Africa del Nord e hanno continuato a perseguire politiche di controllo delle frontiere a spese dei diritti umani”. Inoltre, critica Amnesty che ricorda che dal marzo 2011 almeno 1500 persone sono morte in mar, “gli stati dell’Unione europea e la Nato non hanno adottato tutte le misure necessarie per garantire ai civili in fuga dalla Libia di mettersi in salvo, pur essendo la protezione dei civili la ragion d’essere dichiarata dell’intervento della Nato in Libia”.Questo, prosegue il rapporto, “segue a un periodo di intensa collaborazione con il governo del colonnello Gheddafi, cooperazione che ha di fatto dato sostegno a prassi abusive nei confronti di rifugiati e migranti e rispetto alla quale l’Italia ha giocato un ruolo fondamentale”. Piu’ di recente, ricorda Amnesty, “l’Italia, con una scelta che solleva preoccupazioni, si e’ impegnata in un memorandum firmato con il Cnt a un’assistenza reciproca e alla cooperazione nella ‘lotta alla migrazione illegale’, incluso il ‘rimpatrio di migranti illegali’. La firma di questo memorandum mentre in Libia infuriava il conflitto, in totale assenza di adeguate garanzie per i diritti umani e per il diritto dei rifugiati, solleva profondi timori che i diritti umani di migranti e rifugiati vengano ancora una volta sacrificati dalle politiche europee verso la Libia”.Il rapporto di Amnesty International sottolinea che “e’ il momento che gli Stati dell’Unione europea riflettano sull’impatto che politiche migratorie praticate nei confronti dei paesi della sponda sud del Mediterraneo hanno avuto sui diritti umani e pongano finalmente la protezione dei diritti umani e dei rifugiati al centro delle proprie decisioni”. (diritto-oggi.it - AGI)

IMMIGRATI: AMNESTY, POLITICHE ITALIA E UE SU LIBIA "PREOCCUPANO"

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"C’è rifiuto e marginalizzazione anche violenta delle minoranze. Eppure la diversità culturale è una caratteristica del Vecchio Continente" così il Responsabile immigrazione del Vaticano Monsignor Vegliò al Meeting interreligioso e per la pace di Monaco, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio.
Poi aggiunge "fatti di rifiuto e di marginalizzazione sistematica e anche violenta delle popolazioni minoritarie, come pure l'adozione di politiche ostili alla differenza culturale che, in modo più o meno visibile, hanno incitato alla paura della diversità".
"I flussi migratori sono stati percepiti come minaccia all'identità delle popolazioni autoctone", invece il responsabile del Vaticano dice che "la storia dell'Europa come continente e' segnata dall'eredita' ricevuta da vari popoli che hanno generato un'ovvia ibridazione culturale. Quindi la diversità culturale non e' solo conseguenza dell'immigrazione dei giorni nostri, ma una caratteristica dell'identità europea".
Vegliò ha quindi affermato che se "questo periodo può essere definito era dell'emigrazione, si e' anche assistito al risorgere di un'era del nazionalismo". Secondo l'arcivescovo, "l'incontro delle diverse culture e la loro conoscenza serena, reciproca e senza pregiudizi, e' soprattutto una ricchezza, un elemento positivo, indipendentemente dalle difficolta' che può generare la coesistenza di persone di culture diverse".
Vegliò ha concluso il Suo intervento dicendo che "insegnare a rispettare e apprezzare le varie culture, scoprendo gli elementi positivi che possono celare; aiutare a cambiare i comportamenti di paura o d'indifferenza verso la diversità; istruire all'accoglienza, all'uguaglianza, alla libertà, alla tolleranza, al pluralismo, alla cooperazione, al rispetto, alla corresponsabilità e alla non discriminazione".

L'Europa Nazionalista incita a temere gli immigrati

"C’è rifiuto e marginalizzazione anche violenta delle minoranze. Eppure la diversità culturale è una caratteristica del Vecchio Contin...
El Ministerio Público advierte de la escasez de plazas en el Centro de Parayas y critica las normas contra la especialización

SANTANDER, 12 (EUROPA PRESS)

La Fiscalía Superior de Cantabria reclama más medios para su Sección de Menores ante el aumento de la delincuencia juvenil, un fenómeno que se traduce, entre otras cuestiones, en la falta de plazas del centro de Parayas.

Durante 2010, en la Fiscalía de Menores se incoaron 1.324 y el Juzgado de Menores dictó 324 sentencias, 89 más que el año anterior, entre los que predominaron las lesiones, que dieron lugar a 231 expedientes.

Esto supone que el nivel de agresividad de los menores "no disminuye, sino todo lo contrario", según alerta la Fiscalía Superior de Cantabria en su Memoria de 2010, a la que ha tenido acceso Europa Press.

En ella, la Fiscalía insiste en que "el aumento de la delincuencia infantil es un hecho, y los casos de desprotección por o riesgo social, también"

Y advierte de que el Centro de Menores de Parayas, pese a disponer de instalaciones y medios, materiales y humanos, "adecuados", se encuentra con todas las plazas ocupadas.

Esto demuestra la "insuficiencia" de la capacidad de este centro ante la evolución de la delincuencia infantil más agresiva y del aumento de menores que deben ser abordados con recursos externos.

FUNCIONAMIENTO DE LOS CENTROS

En cambio, este departamento destaca que se han atendido sus recomendaciones de dedicar el Centro de Isla Pedro exclusivamente a los menores objetos de protección, ya que antes convivían en él los que eran objeto de protección con los que cumplían medidas de reforma.

También se aprecia que los centros e instalaciones para los menores extranjeros no acompañados (MENAS) --colectivo con tendencia a la reducción--, tienen "comodidades" y "facilidades" para satisfacer sus necesidades médicas, escolares y laborales y, en consecuencia, ayudar a su integración en la sociedad española.

No obstante, se admite que hay una parte de estos menores que han protagonizado incidentes en su residencia en una localidad cercana a Santander, que llevó a "continuas" intervenciones de las fuerzas de seguridad.

En general, dentro de sus visitas a los centros de menores y los pisos tutelados por el Gobierno de Cantabria, la Fiscalía observa un funcionamiento "adecuado" en sus instalaciones y en la profesionalidad de los educadores, que contribuyen "eficazmente" a que los usuarios dispongan de un hogar sustitutivo.

También elogia el buen funcionamiento del centro terapéutico de tratamiento de patologías gestionado por la fundación Obelen, en el que se cumplen medidas penal a la vez que se siguen los tratamientos adecuados a cada uno de los menores.

"DISPERSIÓN" LEGAL

En la memoria, la Fiscalía Superior de Cantabria critica la "dispersión" legislativa en los procedimiento, que tiene como riesgo que se "superpongan" procesos y se produzcan resoluciones "contradictorias e incompatibles" sobre el mismo caso.

Es un problema que sucede desde la entrada en funcionamiento del Juzgado de Primera Instancia número 11 de Santander, de Familia e Incapacidades, debido a que no tiene unas normas de reparto "adecuadas" respecto a los procedimientos que entran.

Para el Ministerio Público, el criterio adecuado supondría que en el reparto de los procedimientos sobre un mismo menor, estos los llevara el mismo Juzgado.

Mientras esto no se regule "con sentido común", la Fiscalía recurre a la "única solución práctica" posible, que es que el Ministerio Fiscal pida la suspensión de los procedimientos de los procedimientos iniciados en nuevos juzgados sobre el mismo caso.

Tras elogiar el papel de la Sección de Menores y su trabajo en la elaboración de informes, el Ministerio Fiscal reclama que se aumente la plantilla de este cuerpo, tanto en fiscales como en funcionarios, y que se cree una plaza de tramitador que se haga cargo del control de todos los expedientes.

"El aumento de la delincuencia infantil es un hecho, y los casos de desprotección por o riesgo social, también", razona la Fiscalía, que juzga "muy escasa" para estos fines la plantilla actual, compuesta por dos fiscales que, según apostilla, compatibilizan este trabajo con la asistencia a otro tipo de juicios, y con la elaboración de los más de 300 expedientes incoados cada año.

APUESTA POR LA ESPECIALIZACIÓN

En la memoria de 2010, la Fiscalía Superior también alerta de que habría un "retroceso" en este campo si se ejecutara la resolución dictada el año anterior por la Dirección General de Justicia, que acordó que cualquiera de los equipos psicosociales puedan examinar a los menores para fijar medidas sobre ellos.

En la actualidad, hay cuatro equipos psicosociales: de violencia integral, dos de familia y uno de menores.

La Fiscalía apela al principio de especialización en la Jurisdicción de Menores como requisito "indispensable" en todos los convenios sobre menores, ante el "enorme beneficio" que supone para ellos.

De hecho, este ministerio entiende que la "superespecialización" a la que ha llegado el equipo de Menores "agiliza de manera muy destacada" la tramitación de los expedientes y asegura una resolución "mucho más adecuada" a cada uno de los casos.

Es algo que, recuerda, recoge también la legislación española, como la Ley del Menor, y que en Cantabria puede verse afectado si se da la posibilidad, como recoge esa resolución de Justicia, de que, por ejemplo, examinara a un menor un equipo especializado en violencia de género que "nunca" haya visitado un centro de reforma y tenga que decidir si el internamiento en unas instalaciones que no conoce es la medida más adecuada para el menor.

La Fiscalía de Cantabria ha recurrido ante la jurisdicción contencioso-administrativa esta resolución del Gobierno. Junto al recurso, pidió la medida cautelar, hasta que se pronuncien los tribunales, de suspender la resolución, algo a lo que el Gobierno accedió en febrero de 2011.

DATOS DE MENORES

En el apartado de protección de menores en situación de riesgo, se incoaron 317 expedientes, que llevaron a 194 expedientes de tutela y 77 de guarda.

Durante 2010, en la Fiscalía de Menores se incoaron 1.324 diligencias preliminares en el área de reforma, de las que 284 se transformaron en expedientes. El Juzgado de Menores dictó 324 sentencias, de las que 21 fueron absolutorias.

La cifra más elevada se corresponde con las lesiones (que dieron lugar a 231 expedientes), lo que supone que el nivel de agresividad de los menores "no disminuye, sino todo lo contrario", según alerta la Fiscalía.

También aumentaron las relacionadas con la seguridad vial, que ya el año anterior habían sufrido un "elevado incremento".

Y se incoaron 37 expedientes por violencia doméstica, que, de forma excepcional, llevaron a algún internamiento en centros específicos, para casos de "violencia aguda" en el seno de la familia.

Hubo, asimismo, tres denuncias penales para casos de absentismo escolar, en los que se instó a los padres a que cumplieran con el principio de la obligatoriedad de la enseñanza hacia sus hijos.

Durante 2010, se adoptaron 40 medidas cautelares por el Juzgado de Menores en respuesta a peticiones del Ministerio Fiscal, en las que se acordaron 12 medidas sustitutivas de las que se dictaron inicialmente tras comprobar que estas no se cumplían. Pero finalmente, sólo en un caso se tuvo que sustituir la medida en una que implicara régimen cerrado.

Hubo seis casos de quebrantamiento de la libertad vigilada, mientras que el resto fueron incumplimientos de las prestaciones socioeducativas.(que.es)


La Fiscalía de Menores pide más medios ante el aumento de la delincuencia juvenil El Ministerio Público advierte de la escasez de plazas en el Centro de Parayas y critica las normas contra la especialización

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Save the Children lancia l'appello sull'urgenza di garantire una adeguata e tempestiva sistemazione in adeguate strutture di accoglienza dei Minori Stranieri non accompagnati e dei minori in genere sbarcati a Lampedusa.
Negli ultimi due giorni sull'isola sono avvenuti otto sbarchi prevalentemente proveniente dalle coste Tunisine, dei numerosi arrivi 58 sono minori stranieri non accompagnati e 4 accompagnati, tutti di nazionalità tunisina. L'età dei Minori è tra 17 anni e i 16 anni, ma ci sono anche minori di 15 anni. Il numero complessivo dei Minori stranieri non accompagnati presenti nella ex Base Loran ad oggi sono 118, mentre 5 sono i minori accompagnati.
L'ONG precisa che le condizioni igienico – sanitarie e alloggiative sono molto critiche. Infatti, i Minori stranieri non accompagnati sono costretti a dormire all'aperto e i servizi igienici sono in numero non adeguato per rispondere alle esigenze delle persone “ACCOLTE”.
Altra problematica è la promiscuità tra adulti, minori, nuclei familiari e donne sole. Il prolungato sovraffollamento è causa di forti tensioni cui i minori assistono ripetutamente.
Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia Europa di Save the Children, ha affermato:
«Le condizioni di accoglienza sull’isola rimangono molto critiche: le strutture che attualmente ospitano i minori sia accompagnati che non accompagnati non possono garantire standard minimi di accoglienza, soprattutto in situazioni di permanenza prolungata», aggiungendo che «Il trattenimento dei minori presso il CPSA e la ex Base Loran di Lampedusa, inoltre, si configura come una limitazione della libertà personale e pertanto, come reiteratamente richiesto da Save the Children, le autorità competenti devono garantire immediatamente ai minori di uscire da tali strutture per compiere attività all’esterno».
Pur essendo stato garantito il trasferimento di oltre 750 minori da parte delle autorità la situazione, come evidenzia Save the Children, rimangono troppo lenti.
L'ONG, a cui si unisce anche minoristranierinonaccompagnati.blogspot.com, chiede che vengano garantiti trasferimenti rapidi in strutture di alloggio definitive, indispensabili per l'avvio del “percorso di integrazione ed efficace protezione”.

Sempre più inadeguate le condizioni dei Minori stranieri non accompagnati nell'ex base Loran di Lampedusa.

Save the Children lancia l'appello sull'urgenza di garantire una adeguata e tempestiva sistemazione in adeguate strutture di accogl...
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