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Oltre 100.000 minorenni sono attualmente sottoposti a detenzione amministrativa negli Stati Uniti, per cause legate all'immigrazione, spesso in violazione del diritto internazionale.
Questa è la triste verità che emerge dal rapporto ONU sui minori in stato di detenzione.
L'autore del report, Nowak, ha affermato che la cifra si riferisce ai minori migranti, che hanno raggiunto il confine americano, attualmente in custodia negli USA. Il dato si riferisce sia ai non accompagnati, sia ai minori detenuti con parenti o separati dai loro genitori prima della detenzione.
"Il numero totale attualmente detenuto è di 103.000", ha dichiarato Nowak, definendolo una valutazione "conservativa", basata sugli ultimi dati ufficiali disponibili e su ulteriori fonti "attendibili".
A livello globale, almeno 330.000 bambini in 80 paesi sono detenuti per motivi legati alla migrazione, secondo lo studio globale lanciato lunedì, il che significa che gli Stati Uniti rappresenta quasi un terzo dei bambini in detenzione.
Lo studio ha in parte esaminato le violazioni della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia, che impone che le detenzioni minorili vengano utilizzate "solo come misura di ultima ratio e per il periodo di tempo più breve".
"La detenzione legata alla migrazione per i minori non può mai essere considerata una misura di ultima ratio o nel migliore interesse del minore. Ci sono sempre alternative disponibili", ha detto Nowak ai giornalisti a Ginevra.
È utile ricordare, soprattutto in questa giornata, che l'USA non ha ancora ratificato la Convenzione dei diritti del fanciullo.
Leonardo Cavaliere


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ONU: Oltre 100.000 minori detenuti negli Stati Uniti per cause legate all'immigrazione.

Oltre 100.000 minorenni sono attualmente sottoposti a detenzione amministrativa negli Stati Uniti, per cause legate all'...


Fondazione ISMU, in collaborazione con Università degli Studi di Catania e Università degli Studi Roma Tre, su commissione dell’Unicef, Unhcr e Oim, hanno presentato il rapporto “A un bivio. La transizione all’età adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia” che fotografa la situazione in Italia dei minori non accompagnati.


Un lungo studio che prova anche a comprendere i fattori che incidono sul passaggio alla vita adulta di questi ragazzi. 
L’indagine nasce dalle informazioni raccolte tramite 185 interviste (78 in Sicilia, 55 in Lombardia e 52 in Lazio) di cui 147 biografiche e 38 contributi di Msna e neomaggiorenni che hanno partecipato a focus group tematici.


Oltre 70.000 i minori stranieri non accompagnati arrivati in Italia via mare, tra il 2014 e il 2018, il 90% dei quali di età compresa fra i 15 e i 17 anni.

"Per quanto il trend degli arrivi via mare sia in calo già dal 2018 - si legge nella ricerca - nello stesso anno sono giunti in Italia 3.536 ragazzi e anche nella prima metà del 2019 la loro incidenza rimane significativa: 365 su 2.779 arrivati via mare, pari al 13%". Aumenta il numero di neomaggiorenni sul territorio: circa 60.000 negli ultimi cinque anni.


Molti fanno perdere le loro tracce: a giugno del 2019, 4.700 ragazzi risultavano irreperibili sul territorio nazionale. Invisibili e ancor più vulnerabili.


In base a quanto riportato nel documento i minori stranieri soli provengono in prevalenza da Albania, Egitto, Costa d'Avorio e Gambia e per la maggior parte sono accolti in Sicilia, a fine 2018 sono il 38% del totale, segue la Lombardia, l'Emilia-Romagna e il Lazio.



L’indagine lancia un messaggio: queste persone necessitano di sostegno continuo affinché la transizione all’età adulta possa avvenire con successo. «La potenziale perdita di sostegno continuo destinato a decine di migliaia di giovani, dovuta a una distinzione artificiosa basata sull’età, esporrà questi ultimi al rischio ulteriore di isolamento sociale, violenze, abusi e futuro incerto», sottolinea Anna Riatti, coordinatrice Unicef del programma per bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia. «Poter comprendere meglio i fattori che favoriscono od ostacolano una transizione positiva dall’essere un minore rifugiato al divenire un adulto indipendente, autonomo e resiliente - aggiunge Roland Schilling, rappresentante regionale Unhcr per il Sud Europa -, aiuterà gli Stati a incrementare gli sforzi volti non solo a proteggere i minori rifugiati, ma anche a permetterne la transizione positiva verso l’età adulta». La ricerca, spiega Laurence Hart, direttore dell’Ufficio di coordinamento Oim per il Mediterraneo, da un lato sottolinea la vulnerabilità e i rischi a cui sono esposti i minori separati e non accompagnati nella fase di transizione all’età adulta, dall’altro ne rimarca i punti di forza, la capacità di agire e di essere resilienti, nonché il potenziale».


"Nonostante con la legge 47/2017 l'Italia dimostra di avere un quadro normativo avanzato in materia di riconoscimento dei diritti dei minori", la ricerca denuncia una serie di fattori che ostacolano il passaggio di questi ragazzi all'età adulta. Tra questi, "le lente e complesse procedure per l'ottenimento dei documenti e la finestra di tempo che la maggior parte dei minori ha, vista l'età al loro arrivo (16-17 anni), troppo limitata per dotarsi degli strumenti necessari". Ma non solo. "Le forme di discriminazione e razzismo, anche nell'accesso al mercato del lavoro e della casa, rappresentano il vero ostacolo al loro benessere personale".

REPORT A un bivio La transizione all'età adulta dei minori stranieri non accompagnati in Italia



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4.700 minori stranieri non accompagnati risultano irreperibili. In Italia oltre 7mila msna.

Fondazione ISMU, in collaborazione con Università degli Studi di Catania e Università degli Studi Roma Tre, su commission...

Da inizio anno sono approdate sulle coste italiane circa 9476 persone migranti, di questi 1843 nel solo mese di Ottobre.
Il dato, diffuso dal Ministero degli Interni, registra una diminuizione del 56,99% rispetto al 2018 (22.031) e del 91,49% sul 2017 (111.306).

- 2.553 sono di nazionalità tunisina (27%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco;
- gli altri provengono da Pakistan (1.094, 12%),
- Costa d’Avorio (973, 10%),
- Algeria (904, 9%),
- Iraq (760, 8%),
- Bangladesh (383, 4%),
- Iran (368, 4%),
- Sudan (356, 4%),
- Guinea (208, 2%) e
- Marocco (190, 2%),
a cui si aggiungono 1.687 persone (18%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

I minori stranieri non accompagnati sono 1235 quelli ad aver raggiunto via mare l'Italia.
Anche in questo caso, il dato, aggiornato al 21 ottobre, mostra un deciso calo rispetto ai minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2017 (15.779) e il 2018 (3.536).

REPORT https://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/sbarchi-e-accoglienza-dei-migranti-tutti-i-dati

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9.476 persone approdate sulle coste italiane. Oltre 1.800 ad ottobre

Da inizio anno sono approdate sulle coste italiane circa 9476 persone migranti, di questi 1843 nel solo mese di Ottobre. Il...
Earlier this month, hundreds of asylum seekers protested against conditions at the Moria refugee camp on the Greek island of Lesbos after a woman was killed in a fire there. The fire was the third fatal incident in the camp in the last two months. An unaccompanied minor was stabbed to death in a fight there in August and a five-year-old boy was accidentally run over by a truck while playing outside the camp in September.

These incidents, however devastating they may be, did not come as a surprise to anyone who is vaguely familiar with the conditions in the camp. Moria has, for all intents and purposes, become a death trap for the thousands of desperate refugees who are currently being forced to live there.

In 2016, the EU signed a controversial refugee deal with Turkey, known as the EU-Turkey Statement , to stop the refugee flow from Turkey's western coast to Greece. Under the agreement, Ankara agreed to take back all refugees and migrants who cross to Greece from its territories in return for aid money and the relocation of some Syrian refugees from Turkey to Europe. As part of the deal, Greece agreed to its islands being used as "holding areas" to stop new arrivals from reaching mainland Europe, on the condition that most of the people held there would be swiftly returned to Turkey.

The plan for the containment of refugees on the Greek islands relied heavily on five "hot spots", including Moria, where asylum seekers would be registered and provided with temporary shelter.

On paper, the plan seemed promising. Turkey was going to curb the deadly sea crossings and Greece was going to temporarily house on its islands the few who manage to escape Turkey's nets. In the end, all but the most vulnerable refugees were going to end up in Turkey.

In reality, however, things did not work out that way. While Turkey initially succeeded in stopping a high percentage of refugees from embarking on a dangerous journey across the Aegean Sea, this did not last long. As the relations between Ankara and Brussels took a downturn, the refugee flows to Greece began to increase again. Moreover, Greek authorities proved inefficient in processing asylum applications and Turkey kept stalling over the readmissions. As a result, the population in Moria and the other Greek "hot spot" refugee camps started to increase rapidly.

Consequently, just three and a half years after the signing of the refugee deal, these camps have become symbols of Europe's failure to protect those who knocked on its door for help. These camps, with Moria chief among them, are now places where already traumatised people are stripped off their dignity.

Moria is within a former military base surrounded by olive groves. The beauty and tranquillity of the tree-lined road that leads up to the camp stands in stark contrast to its barbed wire and cement walls. The camp itself is a sea of run-down tents spiralling across small hills. A small road separates the main camp area from its unofficial annex, known as the "olive grove", where even more tents are lined up.

More than 14,000 people are currently living in Moria, even though the camp was originally designed to host about 3,000. The official site includes a holding area for those who are in the process of being sent back, there is a safe zone for unaccompanied minors and then there is the site where people "live". While the conditions in the main camp are grim, things are much worse in the "olive grove". There, it is possible to find families of 10 living in a single cloth tent placed on a makeshift wooden floor.

It is a dangerous, overcrowded, depressing labyrinth that slowly suffocates its inhabitants. Most of the thousands of refugees who are "trapped" there have no idea when they will be able to leave or where they will be going next. The hope many of them had when they made it to the Greek shores in tiny dinghies appears to have been replaced with feelings of desolation.

Doctors without Borders calls Moria a place of medical and psychological emergency . Refugees have described their time there as a "psychological war".

Many of the camp's residents suffer from some form of PTSD. Some are suicidal. Children are suffering from what psychologists call "resignation syndrome", a rare psychiatric condition that presents as progressive social withdrawal and reluctance to engage in normal activities, such as school and play, in response to an intolerable reality. The most severe cases can result in a state of hibernation and even death. Mental health specialists working in the camp say they came across children as young as two who appear to have suicidal thoughts. They may be too young to understand the meaning of life or death, but they know that they do not want to continue living in their current conditions. Some older children in the camp self harm.

Many believe refugees in Moria are better off than thousands of others stuck in conflict-ridden border areas without papers. The conditions in the camps may not be ideal, they reason, but the refugees are safe there.

But while they may be safe from mortars and missiles, they are still living with violence.

Violence can take many forms - psychological as well as physical. Camps like Moria perpetrate a form of violence that is largely invisible. But it is severe. And the pain refugees feel in this camp is no less real because they are feeling it in the "safety" of Europe.



The authorities should view the recent protests in Moria as a warning sign. The EU must act quickly to improve conditions there; to give people back their dignity and their hope. Because when people have nothing left to lose, violence often follows - against themselves and others. 


Autore: Marianna Karakoulaki
Fonte: AlJazeera

The invisible violence of Europe's refugee camps

Earlier this month, hundreds of asylum seekers protested against conditions at the Moria refugee camp on the Greek island of Lesbos after ...
7. 939 le persone migranti approdate sulle coste italiane da inizio anno, di cui 306 nei primi giorni di ottobre compresi i 22 superstiti del naufragio avvenuto in nottata al largo di Lampedusa. 

Rispetto agli anni scorsi, si è registrata una diminuzione delle persone arrivate in Italia via mare del 62,73% sul 2018 (furono 21.300) e del 92,58% sul 2017 (106.931). 

Il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni.

2.232 sono di nazionalità tunisina (28%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Pakistan (997, 13%), Costa d’Avorio (867, 11%), Algeria (778, 10%), Iraq (596, 7%), Sudan (344, 4%), Bangladesh (325, 4%), Iran (208, 3%), Guinea (188, 2%) e Marocco (152, 2%), a cui si aggiungono 1.252 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. 

Sono stati 1.011, invece, i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. 

Il dato, aggiornato al 30 settembre, mostra un deciso calo rispetto ai minori stranieri non accompagnati approdati sulle coste italiane lungo tutto il 2017 (15.779) e il 2018 (3.536).




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7.939 persone approdate sulle coste italiane nel 2019 ad oggi.

7. 939 le persone migranti approdate sulle coste italiane da inizio anno, di cui 306 nei primi giorni di ottobre compresi i 22 superstiti...
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