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Ahmed prova a scrivere delle parole in italiano. Vuole prendere la licenza media e per lui superare lo scoglio linguistico non è un accessorio. È arrivato in Italia a febbraio. Ha lasciato l’Egitto per scappare da una situazione di disagio e violenza familiare. È arrivato da solo nel nostro Paese. È molto determinato, vuole studiare: sogna di andare all’università. I migranti minori non accompagnati presenti in Italia al 28 febbraio 2018 sono 14.338. Si tratta di bambini e ragazzi giunti nel nostro Paese senza alcuna figura adulta al loro fianco e dunque facilmente esposti a rischi di sfruttamento e violenza. Oggi, grazie alla legge Zampa dell’aprile 2017, questi minori possono avere un tutore volontario, cioè un adulto che dopo un percorso di formazione giuridica e psicologica, affianca e guida il minore nella scelta della scuola, visite mediche e pratiche burocratiche.
«È una sorta di sentinella che verifica se il minore ha problemi e cerca di sostenerlo», spiega Caterina Boca, referente del settore legale della Caritas Roma, Area immigrati. «La legge ancora non prevede che il tutore abbia permessi dal lavoro quando lo deve accompagnare per sbrigare qualche pratica». «Prima della legge Zampa – continua – la tutela veniva prevalentemente affidata al sindaco del comune di accoglienza o a un assessore. Ma, ovviamente, questi che non potevano assicurare a ogni minore l’adeguato sostegno. Il tutore volontario, invece, ha proprio questo ruolo». E così Ahmed nel suo cammino in Italia non è solo.

Con lui c’è Francesca, un’insegnante di lingue straniere
, che gli fa da tutor da qualche mese: «Ho accompagnato Ahmed alle visite mediche e per il disbrigo delle pratiche burocratiche, prima fra tutte la richiesta di permesso di soggiorno per minore età». Lei è una dei 4.000 cittadini che hanno presentato domanda e partecipato ai corsi di formazione per diventare tutore volontario per migranti minori non accompagnati. Nel Lazio sono state presentate 700 candidature. «Il tutore – chiarisce l’avvocato Boca – non è un affidatario. Il minore è seguito da professionisti a cui si affianca il tutore, che deve coordinarsi con loro. Per il rilascio del permesso di soggiorno o l’iscrizione scolastica è il tutore a firmare». «Quando ci siamo incontrati la prima volta – racconta Francesca – ero molto emozionata, temevo di non riuscire ad entrare in sintonia soprattutto per lo scoglio linguistico.
Timore, però, che è stato subito fugato quando il ragazzino è entrato nella stanza. Mi ha sorriso subito». Insieme sono andati allo stadio delle Tre Fontane per vedere la partita tra la squadra dei rifugiati e quella dei campioni, ex calciatori, organizzata dall’Unhcr. «Ahmed non è assolutamente esigente o pretenzioso. Sta cercando di ricostruirsi dopo quello che ha vissuto in famiglia e si sta impegnando molto nello studio»
Autore: Antonella Gaetani
Fonte: Romasette.it


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I Minori Stranieri non Accompagnati

Minori non accompagnati, nel Lazio 700 tutor

Ahmed prova a scrivere delle parole in italiano.  Vuole prendere la licenza media e per lui superare lo scoglio linguistico non è un acce...
Nel 2016 sono stati stimati almeno 10 milioni di bambini nel mondo vittime di lavoro forzato, sfruttati a fini sessuali e nell'economia sommersa. In Italia ad altissimo rischio sono i minori migranti soli alla frontiera nord: le ragazze vittime di sfruttamento sessuale per cercare di passare il confine. In aumento le minorenni nigeriane e rumene costrette alla prostituzione forzata su strada. I dati dell'ultimo rapporto di Save the children.


Nel mondo vi sono 10 milioni di “piccoli schiavi invisibili”, ossia bambini e adolescenti costretti a prostituirsi, a lavorare in condizioni di sfruttamento, esposti ad abusi. Un fenomeno sommerso che non risparmia nemmeno l’Italia, con un aumento vertiginoso delle adolescenti da Nigeria e Romania sulle strade e le tante minorenni in transito indotte a prostituirsi alla frontiera di Ventimiglia per pagare i passeurs o trovare un posto dove dormire. Ci sono poi migliaia di minori migranti soli fuggiti dai centri di accoglienza quindi più esposti a forme di sfruttamento e centinaia di bambini che lavorano in nero nel terziario, come gli egiziani nelle frutterie, kebabberie, pizzerie o autolavaggi. È la fotografia documentata nel rapporto di Save the Children “Piccoli schiavi invisibili 2018”, in vista della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani che si celebra il 30 luglio. I quasi 10 milioni di bambini e adolescenti venduti e sfruttati a fini sessuali e lavorativi corrispondono al 25% del totale delle persone in questa condizione, oltre 40 milioni, di cui più di 7 su 10 sono donne e ragazze. Circa 1 milione, secondo le stesse stime, i minori vittime di sfruttamento sessuale nel 2016, mentre in cinque anni – tra il 2012 e il 2016 – 152 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni sarebbero stati coinvolti in varie forme di lavoro minorile, di cui oltre la metà in attività pericolose per la loro stessa salute.



Il fenomeno del “survival sex” alla frontiera di Ventimiglia. In Italia emerge alla frontiera di Ventimiglia il fenomeno del cosiddetto survival sex, ovvero delle minorenni in transito provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dai Paesi dell’Africa-sub-sahariana che vengono indotte a prostituirsi per pagare i passeurs somme tra i 50 e i 150 euro per per attraversare il confine o reperire cibo o un posto dove dormire. Una situazione aggravata anche dopo lo sgombero, ad aprile 2018, dell’accampamento informale nell’area lungo il fiume Roja. Da allora, gli operatori di Save the Children sul terreno, hanno rilevato la permanenza in strada di molti minori in condizioni degradanti, promiscue e pericolose che vengono alleviate soltanto dalle associazioni che offrono assistenza legale, connessione a internet e altri beni di prima necessità.

I minori transitanti esposti a sfruttamento e abusi. Al 31 maggio 2018, 4.570 minori risultano irreperibili nel nostro Paese, hanno cioè abbandonato le strutture di accoglienza, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%) . L’ingresso nell’invisibilità espone i minori in transito a rischi notevoli, in particolare le ragazze minorenni dal Corno d’Africa. Il flusso di migranti eritrei a Ventimiglia nei primi mesi del 2018 ha fatto registrare un notevole incremento rispetto all’anno precedente, quando erano appena il 10% dei transitanti.



Aumentano le ragazze nigeriane e rumene in strada. Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia – emerge dal rapporto – 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600%. Molte giovanissime nigeriane sono indotte dagli sfruttatori a dichiararsi maggiorenni per sfuggire al sistema di protezione per minori. Nel corso del 2017, secondo i dati del Dipartimento per le Pari Opportunità le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state 200 (quasi il doppio rispetto all’anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità – 196 – sono ragazze. Anche gli operatori delle unità di strada del programma “Vie d’uscita” di Save the Children in Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e Roma, tra gennaio 2017 e marzo 2018 sono entrati in contatto con 1.904 vittime, di cui 1.744 neomaggiorenni o sedicenti tali e 160 minorenni, in netta prevalenza (68%) nigeriane, seguite dalle rumene (29%). Un numero in crescita rispetto al periodo maggio 2016-marzo 2017, quando erano state contattate 1.313 vittime. In una sola notte, a ottobre 2017, la rete di organizzazioni riunite nella Piattaforma Nazionale Anti-Tratta ha rilevato 5.005 vittime in strada, tra cui 211 minori, registrando un incremento del 53% rispetto alla precedente rilevazione a maggio dello stesso anno. “E’ inaccettabile che nel nostro Paese bambine e adolescenti finiscano nella rete di sfruttatori senza scrupoli, vittime quotidiane, sulle strade delle nostre città, degli abusi perpetrati da coloro che invitiamo tutti a non chiamare più ‘clienti’”, afferma Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the children.



Lavoro minorile in Italia, il caso degli egiziani. Secondo il rapporto di Save the Children, i casi emersi di lavoro minorile nel nostro Paese nel 2017, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220, la punta di un iceberg di un fenomeno sommerso. In particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario, ossia nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere. La maggior parte sono ragazzi egiziani, anche se il numero degli arrivi si è ridotto dal 2016. Sono ragazzi che vogliono lavorare per inviare i soldi a casa e ripagare il debito contratto per il viaggio. Per questo tendono ad abbandonare precocemente il sistema di accoglienza (al 31 maggio 2018 si registrano 421 minori egiziani irreperibili ) e sono però esposti al rischio dello sfruttamento lavorativo. Nella maggior parte dei casi, i minori egiziani vengono sfruttati nel lavoro in nero a Torino e a Roma negli autolavaggi, dove lavorano 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno per 2 o 3 euro all’ora, o nelle pizzerie, nelle kebabberie e nelle frutterie dove lavorano anche di notte per compensi che raramente superano i 300 euro mensili. In tali condizioni di sfruttamento, è purtroppo facile essere coinvolti forzatamente in attività illegali, come spaccio e furti, o assumere mix di cocaina, crack e farmaci a base di benzodiazepine per sostenere turni lavorativi massacranti.

Autore: Patrizia Caiffa

Fonte: Agensir



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I Minori Stranieri non Accompagnati

Dieci milioni di “piccoli schiavi” nel mondo. In Italia i casi di “survival sex” a Ventimiglia, la prostituzione di strada e lo sfruttamento lavorativo

Nel 2016 sono stati stimati almeno 10 milioni di bambini nel mondo vittime di lavoro forzato, sfruttati a fini sessuali e nell'economia ...
A Messina, questa mattina, grazie al protocollo "AccolgiMe" siglato tra l’Autorità Portuale, il Comune di Messina, la Città Metropolitana di Messina, l’Istituto scolastico “Jaci” e Medihospes Cooperativa Sociale Onlus, è partito l'iniziativa per l'acoglienza dei corceristi  delle navi Carnival e Princess Cruise da parte di alcuni msna.

12 minori stranieri non accompagnati, provenienti da Ghana, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea e Gambia, formati, dal loro arrivo sullo Stretto a casa Ahmed, all’accoglienza turistica grazie ad esperti in lingue straniere dell’InfoPoint, accolgono i crocieristi.

Questa nuova esperienza è iniziata stamani quando da Tourist Office allestito al molo, hanno accolto al desk, con altri professionisti del settore, i turisti scesi alle navi.

Leonardo Cavaliere

I minori stranieri non accompagnati accolgono i crocieristi grazie al progetto AccogliMe

A Messina, questa mattina, grazie al protocollo " AccolgiMe " siglato tra l’Autorità Portuale, il Comune di Messina, la Città Me...
Pubblicato dal Ministero del Lavoro e del Welfare il Report mensile dei Minori Stranieri Non Accompagnati sul territorio Italiano.

Il Report fa riferimento ai dati censiti dalla Direzione Generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione aggiornati al 31 Maggio 2018.

I Dati in breve:
MINORI PRESENTI E CENSITI: 13.318

Fascia d'età: 17 anni - 7.839 - 58,9%

CITTADINANZA PRESENTI E CENSITI %

ALBANIA - 1.562 - 11,7%
GAMBIA - 1.396 - 10,5%
EGITTO - 1.266 - 9,5%
GUINEA - 1.107 - 8,3%
COSTA D'AVORIO - 1.064 - 8,0%

Totale MINORI IRREPERIBILI - 4.570 (Il numero complessivo rappresenta lo stock degli allontanamenti registrati negli anni e relativi a soggetti ancora minorenni.)


MINORI STRANIERE NON ACCOMPAGNATE: 994

Report mensile, Maggio 2018, dei Minori Stranieri Non Accompagnati

Pubblicato dal Ministero del Lavoro e del Welfare il Report mensile dei Minori Stranieri Non Accompagnati sul territorio Italiano. Il R...
L'istituto di ricerca francese Cimade dichiara che “Il numero di migranti respinti alle frontiere francesi è aumentato notevolmente”. Le affermazioni partano dai dati ufficiali della polizia di frontiera d’oltralpe.
La denuncia dei respingimenti e quello che accade al confine è contenuto all'interno del Report “Dedans, dehors: une Europe qui s’enferme”, che in italiano si traduce in “Dentro, fuori ad un’Europa che si chiude”. 
Il numero di coloro “non ammessi” in territorio francese nel 2017 ammontava a 85.408, cioè il 34% in più rispetto al 2016 (63.845). Nel 2015, anno della reintroduzione dei controlli alle frontiere, sono stati pronunciati 15.849 casi di non ammissione.
La maggior parte di questi respingimenti, per quanto riguarda il confine franco-italiano, l’anno scorso ammontavano a 44.433 migranti solo nel dipartimento 06 delle Alpi Marittime (+42% in un anno), dove i migranti cercano ogni giorno di raggiungere disperatamente la Francia passando da Ventimiglia. Nel dipartimento delle Alte-Alpi dove negli scorsi anni si è aperta una nuova strada per raggiungere la Francia, i migranti non ammessi sono balzati dal 2016 al 2017 del 700%, arrivando a 1899 profughi respinti. Un fenomeno simile si nota sul confine franco-spagnolo: nei Pirenei orientali, i profughi non ammessi sono passati da solo 26 nel 2015 a 4.411 nel 2017. 
“La Francia ha ufficialmente reintrodotto i controlli alle frontiere interne dopo gli attacchi terroristici del 13 novembre 2015, e da allora li ha rinnovati ogni sei mesi”, ricorda la Cimade in questo rapporto pubblicato mercoledì. 
Ma per l’istituto si tratterebbe di un “diversivo della lotta al terrorismo”. Infatti il dispiegamento di poliziotti alle frontiere è estremamente differenziato secondo la Cimade, poiché eccedono con uno “sforzo speciale” soltanto ai confini con la Spagna e l’Italia, mentre su alcuni punti molto frequentati del confine franco-tedesco non ci sarebbero pattuglie a presidiare.
In totale “il ripristino dei controlli alle frontiere ha portato principalmente ad un aumento delle pratiche esistenti relative ai controlli migratori molto più che l’identificazione o il divieto di ingresso di sospetti terroristi” è quanto descrive l’associazione Cimade. 
Questi controlli alle frontiere “sono accompagnati da un minor numero di garanzie giuridiche” e “implicano più rischio di controllo razziale, ancora vietato”, aggiunge il rapporto, che si occupa di messa in pericolo e violazione dei diritti delle persone esiliate. Critiche che riecheggiano la recente relazione della Commissione nazionale consultiva dei diritti dell’uomo (CNCDH), che si è dichiarato “profondamente scioccato” dal trattamento dei migranti alla frontiera franco-italiana. La maggior parte dei migranti respinti l’anno scorso erano di etnia sudanese (11.000), seguita da quella guineana (5900), marocchina (5.372) e ivoriana (5.205), secondo i dati diffusi dall’associazione.

L’istituto è anche preoccupato del fatto che tra coloro per i quali l’accesso in Francia è stato negato l’anno scorso c’erano 17.036 minori – di cui cui 13.500 nelle Alpi Marittime. Ma la giustizia “ha più volte riconosciuto l’illegalità del rifiuto di ingresso ai minori non accompagnati”, ha aggiunto la Cimade, che si congratula, tuttavia con le autorità, poiché “le forze di polizia sembrano aver cambiato le loro pratiche al posto di reprimerle sistematicamente”.

Per completezza bisogna aggiungere a quanto pubblicato nel report de La Cimade, quanto affermato dal report diffuso venerdì 15 giugno da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi che però condanna duramente il comportamento della Polizia Francese.

"L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi, il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro, la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale. I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni."

13.000 migranti minorenni respinti alla frontiera italo-francese nel 2017: il rapporto choc

L'istituto di ricerca francese Cimade dichiara che “Il numero di migranti respinti alle frontiere francesi è aumentato notevolmente”. ...
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