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Il 6 maggio si celebra per la prima volta la Giornata nazionale della Tutela Volontaria. Tra progressi normativi, l’ombra dei nuovi decreti e la cronica carenza di posti in affido, ecco lo stato dell’arte dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati in Italia.


Il 6 maggio 2017 segnò uno spartiacque per il diritto internazionale minorile in Italia: l’entrata in vigore della Legge 47/2017, meglio nota come "Legge Zampa". Fu il primo provvedimento in Europa a guardare ai minori stranieri non accompagnati (MSNA) non come semplici migranti "irregolari", ma prima di tutto come bambini e adolescenti titolari di diritti specifici. Oggi, a nove anni da quella svolta, la rete nazionale "Tutori in Rete" ha scelto proprio questa data simbolica per istituire la prima Giornata nazionale della Tutela Volontaria, con l’obiettivo di rendere visibile un impegno civile che resta, ancora oggi, l’ultimo baluardo contro l'invisibilità di migliaia di giovani.

La fotografia del fenomeno: tra stabilità e nuove rotte

I dati più recenti restituiscono l’immagine di un fenomeno strutturale che non può più essere trattato come "emergenza" estemporanea. Al 31 dicembre 2025, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha censito 17.011 minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio nazionale. La demografia di questi giovani viaggiatori è netta: l’88,6% è di genere maschile, con una forte concentrazione nella fascia d'età prossima alla maturità, tra i 16 e i 17 anni (che rappresentano complessivamente oltre il 78% del totale).

Le rotte geografiche riflettono i mutamenti geopolitici globali. Se l’Egitto rimane il primo paese di origine (30,3%), seguito dall'Ucraina (17,4%), emergono con forza flussi dal Bangladesh e dal Gambia. Sul piano interno, la pressione dell'accoglienza ricade in gran parte sulla Sicilia, che ospita il 22% dei minori, seguita da Lombardia e Campania. Tuttavia, dietro questi numeri si nasconde una sfida logistica e umana: l'accesso a un sistema di tutela che sia davvero personalizzato.

Il cuore della norma: la figura del tutore volontario

La Legge 47/2017 ha introdotto il tutore volontario per i minori stranieri non accompagnati. Non un avvocato o un funzionario pubblico, ma un comune cittadino, formato e nominato dal Tribunale per i minorenni, per rappresentare legalmente il ragazzo e, soprattutto, per accompagnarlo nel suo percorso di crescita. Come sottolineato da "Tutori in Rete", il ruolo del tutore va ben oltre la firma di un documento: è un ponte verso la scuola, i servizi sanitari e, infine, l’autonomia.

Nonostante l’aumento del 10% del numero di tutori nell'ultimo anno, la richiesta di "un tutore per ogni minore" rimane ancora in parte un’utopia. Senza questa figura, il minore rischia di perdersi nei meandri di una burocrazia che spesso ignora le specificità dei traumi migratori.

Criticità e "opportunità mancate"

Nonostante il prestigio della Legge Zampa, l'applicazione pratica sconta gravi ritardi. Il nodo principale resta l’affidamento familiare. Sebbene la norma lo indichi come via preferenziale, i dati del 2025 mostrano che solo il 4% dei minori soli è accolto in famiglia; la stragrande maggioranza vive ancora in strutture comunitarie o centri di prima accoglienza. Questa "opportunità mancata" rallenta i processi di integrazione profonda che solo un contesto familiare può garantire.

A ciò si aggiunge il clima normativo restrittivo degli ultimi anni. Organizzazioni come Save the Children e l’UNHCR hanno espresso preoccupazione per l’impatto dei Decreto Cutro e le nuove norme sulla sicurezza, che rischiano di erodere gli standard di accoglienza. In particolare, desta allarme la possibilità di detenzione dei minori in centri per adulti in caso di saturazione delle strutture, una pratica già condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in sentenze recenti del 2026. Come ricordato dal Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), la tutela volontaria e il monitoraggio costante sono essenziali per evitare che la carenza di posti letto si traduca in una violazione sistematica dei diritti fondamentali.

Il salto verso la maggiore età: le buone pratiche

La vera sfida per un MSNA inizia allo scoccare dei 18 anni. Senza un solido sostegno, il passaggio alla maggiore età si trasforma spesso in una caduta nel vuoto burocratico. In questo contesto, alcune "buone pratiche" operative offrono una speranza concreta:

  • Progetti di semi-autonomia: Iniziative come "Percorsi" e "PUOI PLUS" sostengono l'inserimento lavorativo dei neo-maggiorenni attraverso tirocini e borse di studio.

  • Reti Transfrontaliere: L'adesione di Tutori in Rete all'European Guardianship Network (EGN) permette di gestire meglio le sfide dei minori che si spostano tra diversi Stati membri dell’UE, garantendo una continuità della tutela.

  • Monitoraggio Agia: La nuova edizione del progetto di monitoraggio della tutela volontaria, finanziato dal Fondo FAMI 2021-2027, punta a standardizzare le competenze dei tutori su tutto il territorio nazionale.

Un impegno di cittadinanza

La Giornata nazionale della Tutela Volontaria non è solo un momento celebrativo, ma un appello alla società civile. Garantire un tutore a ogni minore significa riconoscere che questi ragazzi non sono "altri", ma parte integrante del futuro del nostro Paese. La strada tracciata dalla Legge Zampa è quella corretta, ma perché non rimanga una legge "di carta", serve un investimento coraggioso nell'affido familiare e una semplificazione delle procedure di nomina dei tutori. Una società più giusta, come ricorda il comunicato di Tutori in Rete, si costruisce non lasciando soli i più vulnerabili.

 

Leonardo Cavaliere 

Un tutore per ogni ragazzo: la scommessa italiana sui minori soli nove anni dopo la Legge Zampa

Il 6 maggio si celebra per la prima volta la Giornata nazionale della Tutela Volontaria. Tra progressi normativi, l’ombra dei nuovi decreti ...

 

I dati del Viminale fotografano una netta diminuzione rispetto agli anni precedenti. Guinea e Sudan i principali Paesi di provenienza

Sono 229 le persone migranti arrivate sulle coste italiane dall'inizio del 2026, secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni e aggiornati alle ore 8 di lunedì 13 gennaio. Un dato che segna un calo significativo rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti: nei primi dodici giorni del 2025 gli arrivi furono 376, mentre nel 2024 se ne contarono 749.

La tendenza al ribasso emerge con ancora maggiore evidenza dal confronto con i dati dell'intero mese di gennaio: nel 2025 furono 3.479 gli approdi registrati nel primo mese dell'anno, contro i 2.258 del gennaio 2024.

Analizzando la composizione per nazionalità degli arrivi del 2026, sulla base delle dichiarazioni rese dai migranti all'arrivo, emerge una netta prevalenza di cittadini guineani: 88 persone, pari al 38% del totale. Al secondo posto si colloca il Sudan con 75 arrivi (33%), seguito dall'Algeria con 26 persone (11%) e dalla Somalia con 17 (7%).

Presenze più limitate si registrano per Costa d'Avorio e Mali (7 persone ciascuno, 3%), mentre singoli arrivi sono stati rilevati per Sud Sudan, Camerun, Liberia, Ciad, Libia, Guinea-Bissau e Senegal. Risultano inoltre 2 persone provenienti da altri Stati, ma ancora in fase di identificazione. 


Minori non accompagnati: 36 arrivi nel 2026

Particolarmente delicato il dato relativo ai minori stranieri non accompagnati: finora sono 36 quelli giunti via mare in Italia nel 2026. Un numero ancora contenuto, considerando che l'intero 2025 ha visto l'arrivo di 12.177 minori soli, in netto aumento rispetto agli 8.752 del 2024.

Il fenomeno dei minori non accompagnati ha conosciuto negli anni oscillazioni significative: 18.820 nel 2023, 14.044 nel 2022, 10.053 nel 2021 e 4.687 nel 2020. 

I prossimi mesi saranno decisivi per comprendere se il calo degli arrivi registrato a inizio anno rappresenti una tendenza consolidata o un fenomeno temporaneo legato alle condizioni meteorologiche e alle dinamiche geopolitiche della regione mediterranea.

Migranti: I primi giorni del 2026 segnano un rallentamento: 229 arrivi sulle coste italiane.

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Due anni. Tanto è passato da quando Yacouba (nome di fantasia) ha attraversato il Mediterraneo a bordo di un gommone per sfuggire a un destino di guerra e miseria. Due anni da quando, ancora adolescente, è finito in un carcere per adulti a Trapani, accusato di essere uno “scafista”. Due anni in cui una vita appena cominciata è stata sospesa in una zona grigia della giustizia italiana, tra errori di identificazione, accuse fragili e il silenzio che spesso avvolge le storie dei minori migranti.

Yacouba sostiene di aver compiuto diciotto anni da poco. Lo Stato italiano, invece, lo ha identificato come maggiorenne già al momento del suo arresto, attribuendogli una data di nascita "standardizzata": 1° gennaio 2005. Una convenzione burocratica che, nel suo caso, ha avuto effetti devastanti. Se fosse stato riconosciuto minorenne, oggi Yacouba sarebbe in una comunità protetta per minori, non dietro le sbarre di un carcere per adulti.

Questa discrepanza, frutto di un sistema di identificazione che si affida ancora a radiografie ossee notoriamente imprecise, ha segnato l’intero processo. E ha trasformato una vittima del traffico di esseri umani in un presunto criminale.

Una traversata, un’accusa

Nel febbraio 2023, dopo anni di peregrinazioni tra Guinea, Mali, Senegal e infine Tunisia, Yacouba ha cercato di raggiungere l’Italia via mare. Era su un gommone con altre tredici persone. Alcuni dei passeggeri tunisini hanno indicato lui come il “capitano” dell’imbarcazione. La sua colpa? Aver sostituito una candela del motore. Un gesto di sopravvivenza che si è trasformato, secondo l'accusa, in “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.

In aula si è parlato di “vantaggio indiretto”: Yacouba non avrebbe pagato i 5.000 dinari chiesti agli altri migranti. Secondo la procura, questo dettaglio prova il suo ruolo attivo nel trasporto. Secondo chi lo difende, è solo un altro tassello in una lunga catena di equivoci, dove la solidarietà tra migranti viene spesso scambiata per complicità criminale.

La trappola della radiografia

L’identificazione come maggiorenne è avvenuta sulla base di una radiografia del polso, un metodo che l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati considera non affidabile, con margini di errore fino a cinque anni. Mouad ha dichiarato fin da subito di essere minorenne. La sua avvocata, Francesca Frustreri, ha cercato di dimostrarlo presentando documenti provenienti dalla Guinea: prima un certificato sostitutivo basato su testimonianze familiari, poi – solo a processo terminato – il certificato ufficiale, completo di timbro e protocollo. Ma per la giustizia italiana, quel ritardo è costato caro.

Nel frattempo, la detenzione continua. In un carcere, quello di Trapani, che è stato recentemente scosso da indagini per torture e abusi ai danni dei detenuti: undici agenti agli arresti domiciliari, altri trentacinque sotto inchiesta. Un luogo già invivibile per un adulto, figuriamoci per un ragazzo che forse non aveva nemmeno diciassette anni al momento dell’arresto.

“Per favore, aiutatemi”

Dalla cella, Yacoub scrive lettere agli attivisti dell’Arci Porco Rosso di Palermo, che seguono il suo caso. “Sono partito dalla mia terra solo per aiutare mia madre nelle sue sofferenze. Per favore, aiutatemi”, scrive in una delle sue missive. La sua voce è quella di un ragazzo che non ha mai smesso di sperare, nonostante tutto.

La parrocchia di Santa Lucia, a Palermo, si è offerta di ospitarlo in una misura alternativa alla detenzione. Ma anche questa richiesta è stata finora respinta. Ora la palla passa al Tribunale del Riesame, che dovrà esaminare la nuova documentazione e valutare se permettere almeno un cambio di regime detentivo.

Un caso, centinaia di storie


Il dramma di Yacouba non è un’eccezione. L’Arci Porco Rosso di Palermo ha documentato almeno trecento casi simili negli ultimi due anni. Giovani migranti arrestati per presunto “scafismo” sulla base di indizi labili, spesso identificati come adulti senza una vera verifica, trasformati da vittime in imputati. Secondo gli attivisti, è il frutto di una strategia sistemica: trovare dei colpevoli facilmente sacrificabili per mostrare i muscoli sul fronte della lotta all’immigrazione.

Il prezzo, però, lo pagano ragazzi come Yacoub. Persone che fuggono da guerre, povertà e sfruttamento e che si ritrovano inghiottite da un sistema giudiziario incapace di riconoscere la complessità delle loro storie.

L’umanità che manca

Il caso di Yacoub interroga direttamente la coscienza del nostro Paese. Cosa dice di noi una giustizia che sbaglia età e incarcera i minori? Cosa racconta una società che confonde un gesto di sopravvivenza con un crimine? Il confine tra protezione e punizione, quando si parla di migrazione, sembra ogni giorno più sottile.

Eppure, dietro ogni fascicolo processuale, c’è una persona. Un ragazzo che voleva solo vivere.
Leonardo Cavaliere

Il ragazzo invisibile: minorenne dietro le sbarre tra errori burocratici e accuse ingiuste

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Una immagine scattata a bordo sulla Sea Watch, l'imbarcazione della ong che da una settimana ha a bordo 47 migranti soccorsi al largo della Libia (ansa)


Dall'inizio del 2025, sono giunti sulle coste italiane 8.743 migranti. Un dato in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024, quando si registrarono 8.630 sbarchi, ma significativamente inferiore ai numeri del 2023, che nello stesso lasso di tempo contavano 20.248 arrivi. Le informazioni sono state diffuse dal Ministero dell'Interno, sulla base dei rilevamenti effettuati fino alle ore 8 del 18 marzo.

Negli ultimi giorni, il flusso migratorio ha visto l'arrivo di 396 persone: 17 nella giornata di sabato, 112 domenica, 221 lunedì e 46 nella mattinata del 18. Con questi ultimi arrivi, il totale delle persone sbarcate sulle coste italiane nel mese di marzo ha raggiunto quota 1.935. Per un confronto con gli anni precedenti, nel marzo 2024 si registrarono 6.857 sbarchi, mentre nel 2023 furono 13.267.

Tra gli 8.743 migranti giunti nel 2025, il 37% (3.262 persone) ha dichiarato di essere di nazionalità bengalese. Seguono, per numero di arrivi, cittadini provenienti da Pakistan (1.282, 15%), Siria (801, 9%), Egitto (740, 8%), Eritrea (421, 5%), Sudan (293, 3%), Etiopia (272, 3%), Tunisia (222, 3%), Algeria (166, 2%) e Mali (134, 2%). Inoltre, 1.150 persone (13%) risultano di altre nazionalità o sono ancora in fase di identificazione.

Un dato particolarmente rilevante riguarda i minori stranieri non accompagnati: dall'inizio dell'anno, sono 960 quelli giunti via mare in Italia. Questo dato, aggiornato al 17 marzo, si inserisce in un contesto più ampio che vede nel 2024 un totale di 8.043 minori non accompagnati approdati sulle nostre coste. Negli anni precedenti, il fenomeno ha assunto dimensioni variabili: nel 2023 furono 18.820, nel 2022 furono 14.044, nel 2021 ammontavano a 10.053, mentre nel 2020 erano 4.687. Guardando ancora più indietro, nel 2019 si registrarono 1.680 minori stranieri non accompagnati, nel 2018 furono 3.536 e nel 2017 il numero raggiunse quota 15.779.

Migranti: da inizio anno 8.743 persone sono approdate sulle coste italiane, quasi l'11% sono minori non accompagnati

Una immagine scattata a bordo sulla Sea Watch, l'imbarcazione della ong che da una settimana ha a bordo 47 migranti soccorsi al largo d...


Dall'inizio del 2024, le coste italiane hanno visto l'arrivo di 60.683 migranti, un numero significativamente inferiore rispetto agli anni precedenti: nello stesso periodo del 2023 furono 151.384, mentre nel 2022 si attestarono a 94.343. Questi dati, diffusi dal Ministero degli Interni, si riferiscono agli arrivi fino al 25 novembre.

Un calo rispetto agli anni passati

Nel solo mese di novembre, le persone arrivate via mare sono state finora 5.270, a fronte delle 8.317 registrate nello stesso mese del 2023 e delle 9.060 del 2022.

La provenienza dei migranti

Tra i quasi 60.700 migranti arrivati nel 2024, le principali nazionalità dichiarate al momento dell'arrivo sono:

  • Bangladesh: 12.309 persone (20%)

  • Siria: 11.574 (19%)

  • Tunisia: 7.598 (13%)

  • Egitto: 3.965 (7%)

  • Guinea: 3.362 (6%)

  • Pakistan: 2.736 (4%)

  • Sudan: 2.012 (3%)

  • Eritrea: 1.983 (3%)

  • Mali: 1.570 (3%)

  • Gambia: 1.429 (2%)

A queste si aggiungono 12.145 persone (20%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.

Minori stranieri non accompagnati: un dato significativo

Un aspetto particolarmente rilevante riguarda i minori stranieri non accompagnati (MSNA). Nel 2024, sono stati 7.664 i minori ad aver raggiunto l'Italia via mare. Questo dato si inserisce in una tendenza che, negli anni recenti, ha mostrato fluttuazioni significative:

  • 2023: 18.820 minori

  • 2022: 14.044

  • 2021: 10.053

  • 2020: 4.687

  • 2019: 1.680

  • 2018: 3.536

  • 2017: 15.779

Questi numeri evidenziano come il 2024, pur mostrando un calo complessivo degli approdi, confermi l'importanza dell’accoglienza e della tutela dei minori vulnerabili.

Le sfide dell'accoglienza

La gestione dei minori non accompagnati rappresenta una delle sfide più complesse per il sistema di accoglienza italiano. Garantire loro protezione, istruzione e opportunità di integrazione richiede un impegno continuo e risorse adeguate. Il confronto con i dati degli anni precedenti sottolinea l'urgenza di interventi mirati per affrontare questa specifica dimensione del fenomeno migratorio.

Conclusioni

Il calo complessivo degli arrivi nel 2024 rispetto agli anni precedenti non deve distogliere l'attenzione dalle dinamiche complesse che caratterizzano i flussi migratori, in particolare per quanto riguarda i minori non accompagnati. Questi bambini/e e ragazzi/e, spesso in fuga da situazioni di estrema difficoltà, rappresentano una responsabilità collettiva per il nostro Paese e per l'Europa intera.

Approdi in Italia nel 2024: Focus sui Minori Non Accompagnati

Dall'inizio del 2024, le coste italiane hanno visto l'arrivo di 60.683 migranti , un numero significativamente inferiore rispetto ag...

  Il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2024, presentato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) rivela che la popolazione migrante globale ammonta a 281 milioni di individui, a cui si aggiungono altri 117 milioni spostatisi a causa di conflitti, violenze e disastri.

 L'OIM evidenzia che la migrazione internazionale continua a giocare un ruolo significativo nello sviluppo umano e nella crescita economica. In particolare, si nota un aumento straordinario delle rimesse internazionali, che sono cresciute di oltre il 650% dal 2000 al 2022, passando da 128 miliardi di dollari a 831 miliardi di dollari. Questo dato mette in luce come le rimesse dei migranti superino gli investimenti esteri nel promuovere il PIL dei paesi in via di sviluppo.

 Tuttavia, vi è anche un allarme sulla situazione dei migranti "forzati", che hanno raggiunto il numero più alto mai registrato nei tempi moderni, con 117 milioni di persone a fine 2022. L'OIM sottolinea l'urgenza di affrontare le crisi alla base di questo fenomeno.

 La cerimonia di presentazione del rapporto si è tenuta in Bangladesh, un paese che si trova al centro delle sfide migratorie, includendo emigrazione, immigrazione e movimenti forzati interni.

 Amy Pope, Direttrice Generale dell'OIM, ha commentato durante il lancio a Dhaka che il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2024 fornisce dati e analisi che contribuiscono a chiarire la complessità della mobilità umana. In un periodo caratterizzato dall'incertezza, comprendere le dinamiche migratorie è fondamentale per prendere decisioni informate e implementare risposte politiche efficaci. Il Rapporto avanza questa comprensione, offrendo una visione chiara sulle tendenze a lungo termine e sulle sfide emergenti.

Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2024 (IOM)

   Il Rapporto Mondiale sulle Migrazioni 2024 , presentato dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) rivela che la po...

 
La Commissione Europea ha pubblicato una raccomandazione per lo sviluppo e il rafforzamento dei sistemi integrati di protezione dell'infanzia, che include un elenco di "misure specifiche per proteggere i bambini migranti". 
In particolare, il testo esorta gli Stati membri a garantire "la centralità della protezione dell'infanzia" nell'attuazione del Migration Pact, comprese "procedure chiare e immediate" nell'interesse del minore. 
La raccomandazione esorta inoltre gli Stati membri a "garantire un sostegno efficace per il passaggio all'età adulta di tutti i minori non accompagnati".

Misure specifiche per proteggere i bambini migranti. La raccomandazione della Commissione Europea.

  La Commissione Europea ha pubblicato una raccomandazione per lo sviluppo e il rafforzamento dei sistemi integrati di protezione dell'...

Luigi Navarra/AP Photo
Il rapporto pubblicato martedì dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha gettato luce su una realtà drammatica e spesso ignorata: più di 63.000 persone sono morte o sono scomparse lungo le rotte migratorie in tutto il mondo nell'ultimo decennio. 

La principale causa di morte è per annegamento, secondo l'OIM, che ha condotto lo studio Missing Migrants Project dal 2014.

Secondo il report, almeno 63.285 persone sono morte o risultano disperse e presumibilmente decedute dal 2014. Il 2023 è stato l'anno più mortale, con oltre 8.500 persone che hanno perso la vita, di cui quasi il 60% a causa dell'annegamento.

La rotta del Mediterraneo è stata teatro di oltre 27.000 morti in mare, con oltre il 60% delle vittime, pari a più di 36.000 persone, vittime di annegamento. La maggior parte delle morti nel Mediterraneo centrale sono state documentate al largo della Libia. Tuttavia, l'OIM ha registrato un aumento delle partenze e, di conseguenza, dei naufragi, al largo della Tunisia, dove almeno 729 persone sono morte nel 2023, rispetto alle 462 dell'anno precedente.

Jorge Galindo, portavoce del Global Data Institute dell'OIM, ha dichiarato all'Associated Press che "i numeri sono piuttosto allarmanti" e che, nonostante siano passati dieci anni, le persone continuano a perdere la vita nella ricerca di una vita migliore.

L'OIM ha sottolineato che i dati pubblicati nel rapporto sono incompleti e probabilmente rappresentano solo una frazione del numero effettivo dei decessi in tutto il mondo, a causa della obiettiva difficoltà nel raccogliere e verificare le informazioni. Molte morti nel deserto del Sahara e interi barconi scomparsi nell'Atlantico sono solo alcuni esempi di "naufragi invisibili".

Nonostante i limiti nei dati, l'OIM ha registrato le morti di quasi 5.500 donne e circa 3.500 bambini sulle rotte migratorie. Di particolare rilevanza è il fatto che su 63.000 persone, la cui morte o scomparsa è stata registrata durante la migrazione dal 2014 al 2023, le informazioni sull'età o sul sesso sono indisponibili per poco più di 37.000 individui (il 59%). Delle 25.925 persone nel database del Missing Migrants Project sono disponibili solo alcune informazioni demografiche, più di 17.100 erano uomini, quasi 5.500 erano donne e circa 3.500 erano bambini.

C'è un urgente bisogno di rafforzare le capacità di ricerca e soccorso e di creare percorsi migratori sicuri e regolari per prevenire ulteriori tragedie.

In mare, è necessario un maggiore sostegno ai migranti in difficoltà, in linea con il diritto internazionale e il principio di umanità. Attualmente, sulla rotta del Mediterraneo, la maggior parte delle operazioni di ricerca e soccorso è svolta da organizzazioni non governative.

Quando il progetto dell'OIM è iniziato nel 2014, il sentimento europeo era più favorevole al destino dei migranti, con il lancio da parte del governo italiano di "Mare Nostrum", una grande missione di ricerca e soccorso che ha salvato migliaia di vite. Tuttavia, con i partiti sovranisti e antiimmigrazione, che guadagnano costantemente consenso in Europa, i governi stanno cercando di ridurre i flussi migratori verso i loro paesi promettendo fondi a paesi del Mediterraneo come la Tunisia e l'Egitto.

Questo mese, l'Unione Europea ha promesso un pacchetto di finanziamenti da 7,4 miliardi di euro all'Egitto, definito dal primo ministro italiano Giorgia Meloni come "il miglior modo per affrontare i flussi migratori".

Tauhid Pasha, capo missione ad interim per l'OIM in Libia, ha dichiarato ad Al Jazeera che la narrazione sull'immigrazione deve cambiare. Ha sottolineato che i paesi con forte sentimento antiimmigrazione dovrebbero valutare con maggiore attenzione i tanti lati positivi della migrazione. La migrazione contribuisce allo sviluppo dei paesi di origine dei migranti e dei paesi in cui approdano, ha aggiunto Pasha. "Molti paesi hanno dimostrato di avere carenze di manodopera, deficit demografici e i migranti possono contribuire a colmare alcune di queste lacune".

Leonardo Cavaliere 

Oltre 63.000 migranti morti o scomparsi negli ultimi dieci anni

Luigi Navarra/AP Photo Il rapporto pubblicato martedì dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ha gettato luce su una ...

Il recente accordo raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento dell'Unione Europea sul Patto sull'Immigrazione e Asilo è stato acclamato da alcuni come un momento storico. Tuttavia, dietro ai proclami di successo si cela una realtà ben diversa. Questo patto rappresenta un passo indietro per l'Europa, un'adesione a politiche fallimentari che minacciano la sicurezza e i diritti umani delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni. Ecco cinque motivi per cui questo accordo non merita il plauso, ma la critica più ferma.

1. Approccio securitario e Fortezza Europa: L'accordo riafferma un approccio securitario che trasforma l'Europa in una "fortezza" inaccessibile per coloro che cercano protezione. Questo modello ha dimostrato la sua inefficacia nel gestire i flussi migratori in modo umano ed equo. Piuttosto che promuovere la sicurezza, questa mentalità alimenta l'insicurezza e la marginalizzazione delle persone in cerca di rifugio.

2. Detenzione prolungata e limitato accesso ai diritti: L'uso obbligatorio delle procedure di frontiera previste dal patto potrebbe portare a situazioni di detenzione prolungata, con un accesso limitato all'assistenza legale e ai diritti fondamentali. Questo non solo viola gli standard internazionali in materia di diritti umani, ma crea condizioni disumane che possono causare gravi danni fisici e psicologici, specialmente per i bambini e le famiglie coinvolte.

3. Politiche di esternalizzazione e "Paesi terzi sicuri": Il patto rafforza le politiche di esternalizzazione, trasferendo la responsabilità della gestione dei flussi migratori a Paesi terzi. Questo approccio non solo solleva preoccupazioni in merito alla violazione dei diritti umani in tali Paesi, ma normalizza l'idea di considerare "sicuri" luoghi che spesso non lo sono affatto. Ciò mette a rischio la vita e la sicurezza delle persone costrette a tornare in contesti pericolosi.

4. Detenzione arbitraria e profilazione razziale: Il patto apre la porta all'uso arbitrario della detenzione per migranti, compresi bambini e famiglie, e alla profilazione razziale. Queste pratiche non solo sono contrarie ai principi fondamentali dei diritti umani, ma alimentano anche la discriminazione e l'ingiustizia all'interno dei sistemi di accoglienza e asilo.

5. Mancanza di solidarietà e ridistribuzione equa: Il patto non affronta in modo significativo i problemi strutturali del sistema di accoglienza né promuove una ridistribuzione equa delle persone in arrivo. La mancanza di solidarietà tra gli Stati membri dell'UE mina gli sforzi per garantire una risposta umana e coordinata alla crisi dei rifugiati, lasciando i paesi di prima accoglienza ad affrontare il peso maggiore senza un sostegno adeguato.

In conclusione, il Patto sull'Immigrazione e Asilo dell'UE rappresenta un passo indietro per l'Europa, un'adesione a politiche fallimentari che minacciano la sicurezza e i diritti umani delle persone in fuga da conflitti e persecuzioni. È giunto il momento per l'UE di abbracciare un approccio basato sui diritti umani e sulla solidarietà, piuttosto che continuare su una via che porta solo a maggiori sofferenze e ingiustizie.

Il patto sull'immigrazione e asilo dell'UE: 5 motivi per non considerarlo un buon accordo.

Il recente accordo raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento dell'Unione Europea sul Patto sull'Immigrazione e Asilo è stato accla...


Nell'ambito di un incontro di alto livello tra rappresentanti dei Comuni membri e operatori della Rete SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), svoltosi di recente, si è svolta una profonda analisi dei dati principali presentati da Virginia Costa, Responsabile del Servizio centrale del Sistema di Integrazione e Accoglienza.

Il vertice, caratterizzato da interventi di spicco quali quelli di Veronica Nicotra, Segretario generale dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), e Matteo Biffoni, Sindaco di Prato e delegato Anci all'Immigrazione e Politiche per l’Integrazione, ha inoltre visto la partecipazione della Prefetto Laura Lega, Capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, il cui contributo ha arricchito significativamente l'evento.

In particolare, Matteo Biffoni ha espresso la sua soddisfazione per l'andamento positivo della rete SAI nonostante le recenti incertezze amministrative, sottolineando la sua crescita e consolidamento. La Prefetto Laura Lega ha invece evidenziato il rafforzamento della collaborazione tra il Ministero dell'Interno e l'Anci nell'ultimo anno, con l'obiettivo di rendere stabile nel tempo la Rete SAI.

Il rapporto annuale SAI sull'immigrazione e l'accoglienza, presentato durante l'incontro, ha rivelato cifre significative: nel corso del 2022 sono state accolte 53.222 persone nei progetti SAI, segnando un aumento del 25,3% rispetto all'anno precedente. La maggior parte degli accolti ha beneficiato di progetti per l'accoglienza ordinaria, mentre una parte significativa è composta da minori stranieri non accompagnati e persone con esigenze sanitarie e di disagio mentale.

Interessante notare che le fasce d'età più rappresentate sono quelle dai 18 ai 40 anni, sebbene si sia registrato un aumento significativo dei minori, indicando una crescita dei nuclei familiari accolti nella Rete. Le nazionalità più rappresentate provengono da Africa e Asia, con Nigeria, Bangladesh, Afghanistan e Pakistan tra i paesi più numerosi.

Un altro dato degno di nota è l'incremento delle presenze femminili, che costituiscono il 23,6% degli accolti nel 2022, con una particolare rappresentanza da Nigeria, Ucraina e Afghanistan.

La Rete SAI si estende su 104 Province e tutte le Regioni d'Italia, coinvolgendo 804 Enti Locali titolari di progetto. Questo coinvolgimento capillare si traduce in un'ampia copertura territoriale, con oltre la metà dei Comuni italiani coinvolti nella Rete, soprattutto quelli con meno di 5.000 abitanti.

Infine, il rapporto conclude che il 2023 ha visto ulteriori progressi nella consolidazione della Rete SAI, con la gestione efficace delle esigenze di accoglienza legate allo "stato di emergenza sbarchi". Con oltre 43.000 posti di accoglienza disponibili e 913 progetti attivati nel corso dell'anno, la Rete dimostra la sua resilienza e crescente efficienza nel fronteggiare le sfide legate all'immigrazione e all'integrazione in Italia.



La rete SAI accoglie 53.222 persone.

Nell'ambito di un incontro di alto livello tra rappresentanti dei Comuni membri e operatori della Rete SAI (Sistema di Accoglienza e Int...

 Una sentenza cruciale quella emessa il 30 Gennaio dalla Corte di giustizia Ue ha ribadito il diritto al ricongiungimento familiare per i rifugiati minori non accompagnati, anche se nel corso della procedura diventano maggiorenni. La decisione offre un chiaro quadro normativo contro ogni tentativo di sottoporre tale diritto a condizioni non necessarie, garantendo protezione specifica a coloro che fuggono da situazioni di particolare vulnerabilità.

Con la pubblicazione della sentenza nella causa C-560/20, la Corte di giustizia Ue ha gettato luce su una questione fondamentale riguardante i diritti dei rifugiati, in particolare dei minori non accompagnati. La decisione è stata resa nel caso di un cittadino siriano, precedentemente rifugiato in Austria, il cui diritto al ricongiungimento familiare con i genitori e una sorella maggiore è stato negato dalle autorità austriache. La ragione? Il giovane siriano era diventato maggiorenne nel corso della procedura di ricongiungimento familiare.

La Corte ha sottolineato che il diritto al ricongiungimento familiare non può essere subordinato alla celerità del processo, una mossa significativa che sottolinea l'importanza di non porre ostacoli burocratici che minerebbero il diritto stesso. Il principio è ancorato nella Direttiva 2003/86/CE, che garantisce una protezione specifica ai rifugiati, riconoscendo la loro vulnerabilità, specialmente nel caso dei minori non accompagnati.

In primo luogo, la Corte ha affermato chiaramente che un rifugiato minore non accompagnato, che diventa maggiorenne durante il processo di ricongiungimento familiare, mantiene il diritto al ricongiungimento. Questa decisione sottolinea la continuità dei diritti nonostante il cambio di status.

In secondo luogo, la Corte ha evidenziato un punto critico riguardante la malattia della sorella maggiore del rifugiato. Nel caso di necessità di assistenza permanente a causa di una grave malattia, il ricongiungimento familiare deve estendersi anche alla sorella maggiore, altrimenti il diritto del rifugiato verrebbe compromesso.

In terzo luogo, la Corte ha respinto la possibilità di imporre condizioni quali disponibilità di alloggio, assicurazione sanitaria e risorse finanziarie ai rifugiati minori non accompagnati e ai loro genitori. Riconoscendo la difficoltà pratica di soddisfare tali requisiti, la Corte ha sottolineato che il diritto al ricongiungimento non può essere condizionato a fattori al di fuori del controllo dei richiedenti asilo.

Il caso è emerso quando le autorità austriache respinsero le richieste di permesso di soggiorno presentate dai genitori e dalla sorella maggiore del rifugiato siriano, poiché il giovane era diventato maggiorenne. Questa decisione è stata successivamente contestata davanti al Tribunale amministrativo di Vienna, il quale ha chiesto alla Corte di giustizia di interpretare la direttiva 2003/86/CE.

L'importanza di questa sentenza va oltre il caso specifico, creando un precedente vincolante per gli Stati membri. Il rinvio pregiudiziale, che consente ai giudici nazionali di consultare la Corte Ue su questioni di interpretazione del diritto dell'Unione, sottolinea l'importanza di garantire i diritti fondamentali dei rifugiati, senza discriminazioni basate sull'età o su condizioni di vita esterne al loro controllo.

La Corte di giustizia Ue ha chiaramente affermato che i rifugiati minori non accompagnati hanno il diritto al ricongiungimento familiare, senza essere sottoposti a vincoli ingiustificati. La decisione offre una guida chiara per gli Stati membri, sottolineando l'importanza di garantire la tutela dei diritti umani fondamentali, anche nei casi in cui la fragilità e la vulnerabilità dei richiedenti asilo sono particolarmente evidenti.

La Corte Ue afferma il ricongiungimento familiare per i msna che intanto diventano maggiorenni.

  Una sentenza cruciale quella emessa il 30 Gennaio dalla Corte di giustizia Ue ha ribadito il diritto al ricongiungimento familiare per i ...

Foto Repubblica.it

 La serie di condanne inflitte all'Italia dalla Corte Europea per i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali (CEDU) si amplia ulteriormente con la recente decisione cautelare del 19 dicembre 2023. Il Giudice di Strasburgo ha ordinato al Governo italiano di procedere con il trasferimento immediato di un minore di 15 anni trattenuto dallo scorso ottobre nel centro di Restinco, provincia di Brindisi, verso una struttura adeguata per minori non accompagnati.

La Corte Europea ha specificato che il nuovo centro designato dovrà garantire al minore tutti i diritti sino ad oggi negati, compresi l'accesso a tutta l'assistenza necessaria, il rilascio di documenti di identificazione validi, il collocamento in condizioni conformi all'articolo 3 della Convenzione europea, l'accesso alle procedure legali e amministrative pertinenti, nonché la nomina di un tutore. Inoltre, la Corte ha deciso di dare priorità all'esame del ricorso di merito.

Nel centro di Restinco, decine di altri minori sono attualmente trattenuti nelle stesse condizioni inumane, alcuni addirittura dal mese di agosto scorso. È importante evidenziare che l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) aveva richiesto l'accesso al centro il 4 dicembre 2023, ma non ha ancora ricevuto alcuna risposta. Solo grazie all'intervento dell'avvocata Marina Angiuli, della dott.ssa Erminia Rizzi e dell'avvocato Dario Belluccio, insieme all'On.le Fratoianni, è stato possibile effettuare una visita al centro.

Questo episodio conferma ulteriormente l'inaccessibilità di tali centri e l'insostenibilità dell'intero sistema di accoglienza, o meglio, di detenzione, riservato ai minori stranieri soli in Italia. La situazione di Restinco, simile a quelle già sanzionate dalla CEDU in passato, evidenzia una violazione sistemica dei diritti dei minori.

L'ASGI, considerando la natura sistemica delle violazioni, ha già inviato una comunicazione al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 6 novembre scorso, elencando le molteplici situazioni di mancata tutela e illegittimo trattenimento dei minori stranieri non accompagnati in Italia. Tale situazione rischia di aggravarsi con l'entrata in vigore delle misure previste dal decreto immigrazione e sicurezza 133/2023, convertito in legge 173/2023 il 1 dicembre 2023, e con il rischio aggiuntivo di identificare come maggiorenni coloro che sono, invece, minori di età.

In questo contesto, diventa fondamentale che le competenti istituzioni di garanzia, inclusi le Procure della Repubblica, i Tribunali per i Minorenni e le relative Procure istituite presso di essi, intervengano per fare chiarezza su un sistema di detenzione che appare privo di base legale e sottratto al controllo giudiziario, violando apertamente l'articolo 13 della Costituzione.

L'Italia condannata per violazioni dei diritti dei Minori Stranieri non Accompagnati.

Foto Repubblica.it  La serie di condanne inflitte all'Italia dalla Corte Europea per i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali (CEDU) s...
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